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    15 novebre 2002 - Edilizia scolastica... taglia che ti passa.



    Con la legge 23 dell'11 gennaio 1996 (norme per l'edilizia scolastica) sono stati avviati dei piani triennali per l'edilizia scolastica, finalizzati a finanziare:
  • la costruzione, il completamento, l'acquisto, il riadattamento, la riconversione di edifici scolastici;
  • le ristrutturazioni e le manutenzioni straordinarie dirette ad adeguare gli edifici alle norme vigenti in materia di agibilità, sicurezza, igiene ed eliminazione delle barriere architettoniche;
  • la realizzazione di impianti sportivi di base o polivalenti, eventualmente di uso comune a più scuole, anche aperti all'utilizzazione da parte della collettività.
  • I piani, sino al 2001 regolarmente finanziati, hanno consentito alle regioni di accendere dei mutui con la cassa depositi e prestiti, integrandoli eventualmente con risorse proprie:
    Gennaio 1996: 225 mld £Settembre 1999: 385 mld £
    Giugno 1998: 522 mld £Aprile 2000: 398 mld £
    Marzo 1999: 591 mld £Aprile 2001: 612 mld £
    Totale 2.733 mld di lire in sei anni.
    A tutt'oggi non si hanno notizie in merito all'emanazione del decreto di attuazione e di finanziamento per il triennio 2002-2004, di spettanza del governo Berlusconi. In particolare, sia nella finanziaria 2001 che in quella 2002, non è presente alcuna voce relativa all'edilizia scolastica (0 € in 2 anni). Per dovere di cronaca riferiamo che in questi giorni si sta parlando di un finanziamento per l'edilizia scolastica di 10 milioni di € (??? forse mancherà qualche zero!); un finanziamento ipocrita, vista l'entità risibile, nato sull'onda dell'emozione della tragedia di S. Giuliano per poter affermare che qualcosa in fondo è stato fatto.

    Quei finanziamenti risultano indispensabili per l'edilizia scolastica; il mancato finanziamento per gli anni 2002 e 2003 ha posto in serie difficoltà gli Enti Locali, responsabili, ai sensi di legge, del mancato adeguamento e messa a norma degli edifici scolastici, la cui scadenza risulta prevista per il 2004. E non c'è solo la questione sicurezza.
    Una scuola può essere a norma ma priva degli spazi adeguati ad assicurare una didattica di qualità: palestre, laboratori, giardini, biblioteche. Per non parlare delle classi da 28 è più bambini, in decisa crescita specie nelle aree dove la popolazione scolastico è in crescita.
    Molte amministrazioni locali, pur in mancanza di finanziamenti statali hanno continuato ad investire sull'edilizia scolastica attingendo a propri fondi, cosa che ovviamente non potranno continuare a fare ancora per molto. Non è un caso che la protesta, a partire proprio dall'Emilia Romagna, veda fianco a fianco comuni, province, regioni, anche di diversi orientamenti politici.

    Può essere che gli enti locali esagerino? Che lo situazione dell'edilizia scolastica non sia poi così grave? Vediamo un po' di dati, tratti da documenti ministeriali e riportati in un recente numero dell'Espresso:
  • Il 10% delle scuole non ha un piano di evacuazione
  • Il 57 % delle scuole non ha il Certificato di agibilità statica
  • Il 58 % delle scuole non ha il Certificato di agibilità Igienico Sanitaria
  • Il 73 % delle scuole non ha il Certificato di Prevenzione Incendi

  • Secondo l'Inail, nel 2000, 81.899 sono stati gli infortuni denunciati che hanno riguardato studenti. Di questi 43.300 con conseguenze temporanee, 71 permanenti e un morto.

    Secondo un'indagine di Legambiente effettuata nel 2001 sui capoluoghi di provincia**, i casi certificati di Amianto e Radon nelle scuole sono 660; 240 i sospetti. Il 35% delle scuole si trova entro un chilometro da una primaria fonte di inquinamento (elettrodotti, autostrade, zone industriali, antenne radiotelevisive etc..); di queste il 12,8% si trova entro i 200 metri. Il 26% delle scuole ha necessità di interventi straordinari; il 44,7% degli edifici hanno goduto di interventi di manutenzione straordinaria negli ultimi 5 anni (significa che 6 anni fa, quando sono iniziati i finanziamenti della legge 23 erano oltre il 70% gli edifici che necessitavano di opere urgenti). Il 45% degli edifici scolastici è stato costruito prima del 1965. Il 16% degli edifici è privo si strutture per lo sport e il 28% non è dotato di giardini scolastici.
    **n.d.r.: Il Comune di Bologna, per quanto più volte sollecitato, è uno dei pochi Comuni che non ha risposto all'indagine di Legambiente. Leggendo recentemente una nota stampa dei consiglieri di minoranza in Comune, che evidenzia la situazione delle scuole nei vari quartieri, forse ne abbiamo intuito le ragioni.

    Se la situazione dell'edilizia scolastica è questa, perchè il governo da due anni è del tutto latitante ? Perchè anzichè investire sulla scuola, che dovrebbe essere la risorsa primaria di un paese, si continua a tagliare?
    A febbraio di quest'anno, Berlusconi dichiarava :"Daremo 19 mila miliardi dal 2003 alla scuola. Riempiremo d'oro gli insegnanti". Peccato che solo qualche mese prima il ministro Tremonti, in un carteggio riservato con il Ministro Moratti, sostenesse l'intenzione di tagliare 12 mila miliardi.
    Dei tagli legati alle ultime due finanziarie, potete trovare ampia documentazione nelle pagine del nostro sito. Gli ultimi aggiornamenti confermano, se mai ce ne fosse stato bisogno, questa tendenza. Il Fondo Ordinario per le Università cala del 2,1%, il Fondo Unico per gli Enti di Ricerca diminuisce dell'1,6%, il Fondo per l'edilizia universitaria viene ridotto da 929 a 309 mil. di euro nel triennio.

    Per quello che riguarda la tanto propagandata Riforma (è appena stata approvata al Senato), continua la distonia tra gli annunci di una scuola che oggi non c'è e la realta di una scuola che c'era e rischia di non esserci più.
    Alcuni esempi?

  • Sui media si continua a magnificare la scuola dell'inglese e dell'informatica; molte scuole che avevano introdotto queste attività dove non erano obbligatorie, hanno dovuto tagliarle per mancanza di insegnanti.

  • Si anticipa l'ingresso dei bambini alla materna. Sempre per il taglio degli insegnanti, oggi, non la si garantisce neanche a chi ne ha già diritto.

  • Il mensile Tuttoscuola ha analizzato di recente i nuovi piani di studio per la scuola media, predisposti dal ministero. Le materie, o aggregazioni di materie, aumentano da 8 a 18; le ore obbligatorie, diminuiscono del 9% da 30 a 27 ore alla settimana. Come conciliare più materie con meno ore (e presumibilmente con meno insegnanti)? Una parte degli insegnamenti sarà a pagamento?

  • Cambia l'obbligo scolastico, cancellando di fatto i 9 anni attuali e tornando al minimo di 8 anni previsto dalla Costituzione. Con le nuove norme, a 12 anni e mezzo i ragazzi dovranno già scegliere tra formazione professionale e istruzione. Per ogni ragazzo che sceglierà (con quale cognizione di causa ?) la formazione professionale, magari in un centro privato convenzionato dove si insegna a fare i pizzaioli (con tutto il rispetto per questa antica professione), lo Stato risparmierà un anno di scuola pubblica (e relativi insegnanti) ma il ragazzo non godrà più del diritto all'istruzione, ma semplicemente del diritto alla formazione.


  • In ognuna di queste scelte più che le motivazioni pedagogiche sembra farla da padrone l'esigenza finanziaria. Intenzione neanche tanto nascosta come risulta da questa recente dichiarazione di Mario Walter Mauro, responsabile scuola e università di Forza Italia (ruolo che fu dell'attuale sottosegretario Aprea), riguardo all'edilizia scolastica, il tema da cui eravamo partiti:

    "L´edilizia scolastica è un problema da tempo immemorabile, serve quindi un intervento strutturale. Le misure tampone servono a poco. Faccio un ragionamento: il 50 per cento delle scuole materne non sono statali, così si risparmiano circa 2 mila e 500 miliardi sugli oneri di gestione degli immobili. Elementari, medie e superiori pubbliche sono invece il 95 per cento del totale: se equilibrassimo il sistema, come avviene negli altri paesi europei arrivando ad un rapporto 80 pubblico e 20 privato il risparmio sarebbe notevole e si liberebbero risorse da investire nell´edilizia pubblica".

    Traduzione: "La scuola costa? Diamola ai privati". Chissà se il Presidente Ciampi intendeva questo quando ai funerali dei bambini di S. giuliano dichiarò: "Dobbiamo avere a cuore la sicurezza dei nostri bambini".
    A.G
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