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    27 SETTEMBRE 2003: da Bologna 10000 NO all'abolizione del tempo pieno.



    SCARICA IL POSTER W IL TEMPO PIENO.
    Se non sai come fare segui i nostri SUGGERIMENTI

    Se queste sono le famiglie entusiaste della Riforma Moratti... bè, forse sarà meglio che il ministro si fermi un attimo a riflettere. Doveva essere un semplice sit-in in p.za Nettuno, a chiusura di una giornata di iniziative nelle scuole di Bologna in difesa del tempo pieno.
    Sono arrivate talmente tante persone che la piazza non riusciva più a contenerle. Da qui la decisione degli organizzatori di trasformare il sit-in in un lungo corteo che si è snodato per tutta via Indipendenza sino alla sede della direzione scolastica regionale in P.zza xx settembre. Cinquemila persone secondo la questura, abituata a stimare le presenza sulla base dello spazio occupato dai manifestanti.

    Diecimila secondo gli organizzatori che, giustamente, hanno osservato che i bambini, l'assoluta maggioranza dei presenti, stavano in due nello spazio di ciascun adulto. Non sarà contento il Dott. Marcheselli, dirigente del CSA di Bologna.
    Nonostante gli anatemi della settimana scorsa,) la collocazione in coda ad un giorno feriale, la comunicazione basata sul passa-parola, le famiglie hanno risposto in massa e nessuno ha rinunciato a portare in piazza i propri figli.
    Dalle Bottego sono arrivati in bicicletta. Da Casalecchio è arrivato il treno del tempo pieno: un centinaio di bambini, genitori e insegnanti con cartelli e striscioni preparati dalle scuole elementari Ciari. Tutti vestiti con le ormai mitiche magliette di Pongo e Peggy hanno percorso il tragitto dalla stazione a p.za Nettuno cantando a squarciagola Letizia de Mon, irriverente "arrangiamento" della colonna sonora disneyana. A Monteveglio hanno proiettato il film essere e avere. Le De Amicis, proprio sotto la direzione regionale, hanno circondato la scuola con uno striscione di 20 metri. Le Zamboni hanno rispolverato i cartelli con la Z alla Zorro preparati per la manifestazione contro i tagli del 25 maggio 2002. C'era il Quadernone di Pianoro e il Piccolo principe di Budrio. Le Longhena, le Fortuzzi, le XXV aprile hanno aperto le classi ai genitori coinvolgendoli nella costruzione di strumenti musicali, di costumi, di laboratori di pittura. Ogni scuola ha dato sfogo alla propria fantasia. In ogni scuola genitori e insegnanti hanno collaborato insieme per la buona riuscita della manifestazione. Stessa cosa in altre venti piazze italiane, anche se a Bologna, dove è partita qualche mese fa la raccolta firme per il tempo pieno, la partecipazione è stata veramente da primato.
    Il messaggio è semplice: giù le mani dal tempo pieno . Qualsiasi cosa sia, quello strano mix di ore obbligatorie, facoltative, insegnanti interni e appalti esterni, non assomiglia neanche da lontano al tempo pieno. In questo senso le rassicurazioni del ministero non hanno convinto praticamente nessuno.
    D'altra parte il decreto parla chiaro: da 40 ore obbligatorie si passa a 27. Il resto è facoltativo, non si sa chi l'organizza, non si sa chi lo paga. Se c'era la volontà di lasciare il tempo pieno, perché inserire quelle righe finali che abrogando l'art 130 del testo unico 297/94, di fatto cancellano il tempo pieno istituito dalla legge 820 del 24 settembre 1971?
    Come si può dire che si offrono più scelte alle famiglie se si passa da due opzioni, modulo e tempo pieno, ad una sola?
    Sono domande a cui dovrebbero rispondere i molti dirigenti e politici che in queste ore si sono affannati a ripetere che non cambia nulla, che sono tutte strumentalizzazioni, che bisogna avere fiducia nel ministro.
    No cari signori, non chiedeteci di avere fiducia. Veniamo da due anni di tagli pesantissimi agli organici, alle risorse finanziarie, al sostegno, all'edilizia scolastica. Non è un gran bel biglietto da visita per chi dovrebbe avere a cuore le sorti della scuola pubblica.
    Tra due mesi il decreto potrebbe essere operativo, applicabile già dal prossimo anno.
    Quello che è successo ieri a Bologna è molto significativo ma non è sufficiente. Se veramente vogliamo far cambiare linea a chi ci governa, occorre far sentire le nostre voci là dove le decisioni vengono prese.
    Non c'è solo il problema del tempo pieno, c'è la mancata generalizzazione della scuola dell'infanzia, l'abolizione del tempo prolungato nelle medie, la scelta precoce tra istruzione e formazione, l'abolizione dell'obbligo scolastico etc...
    A Bologna sindacati, comitati e associazioni, partiti, sindaci, genitori, insegnanti, studenti si sono ritrovati uniti nel chiedere una scuola pubblica di qualità, per tutti.
    E' un esperienza che va consolidata a livello nazionale.
    E' necessario, possibile ed urgente indire una grande manifestazione nazionale unitaria contro la riforma ed in difesa della scuola pubblica.

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