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    14 MAGGIO 2003: L'integrazione scolastica tra riforme e controriforme.



    Il percorso che ha portato all'integrazione scolastica inizia dagli anni settanta, da quando, grazie all'intelligenza, alla passione e al lavoro di tanti insegnanti si posero le basi per far uscire gli alunni disabili dalle classi differenziali, ed iniziò il non facile percorso dell'integrazione scolastica.
    Dalla Legge 517, alla Legge 104, alle annuali relazioni al Parlamento sullo stato dell'integrazione, il percorso di una scuola improntata all'inclusione si è andato via via consolidando, aprendosi alle problematiche che esulavano dall'ambito prettamente scolastico; in una delle ultime relazioni, risalente alla precedente legislatura, si parlava di Progetto di vita per il ragazzo disabile, un progetto di vita a medio e lungo termine. Si cercava di vedere il soggetto disabile in una dimensione complessiva che doveva riguardare anche il tempo libero, lo sport, la vita associativa, le relazioni amicali.
    L'integrazione scolastica è fattore di crescita e di maturazione, non solo per gli alunni disabili, ma per tutti i bambini e i giovani, anche per i "normali, come ben sanno insegnanti e genitori; confrontarsi con la diversabilità porta, infatti, ad uscire dagli schemi rigidi, per spaziare in campi comunicativi e relazionali inesplorati.
    La normativa riguardante gli insegnanti di sostegno e la composizione delle classi con soggetti disabili è andata modificandosi: dal numero massimo di venti alunni per classe si è passati a 25, mentre per la determinazione del numero degli insegnanti di sostegno, dal rapporto individuale tra sostegno e handicap, si è passati al rapporto 1 a 138 sulla popolazione scolastica.
    La normativa, del resto, è esplicita: l'insegnante di sostegno, per l'individualizzazione dei processi di apprendimento, è di supporto all'intera classe, e partecipa a pieno titolo alla valutazione di tutti gli alunni.
    Per i casi gravi, fino allo scorso anno, la scuola predisponeva un progetto e richiedeva le deroghe sul numero di ore assegnate all'alunno.
    Le deroghe, 1446 insegnanti di sostegno con contatto annuale, nello scorso anno scolastico in regione, hanno garantito l'attuazione di quei processi di crescita individualizzati, che sono alla base dell'integrazione.
    Insegnante di sostegno o educatore?
    Oggi l'integrazione scolastica è sospesa in un limbo e non sappiamo se le leggi che hanno garantito al nostro Paese, unico in Europa, la strada dell'integrazione, verranno ancora applicate.
    Nel Rapporto 2003 sull'integrazione, pubblicato sul sito del MIUR si legge:

    "Il numero dei posti di sostegno è al momento calcolato in funzione del numero di alunni iscritti e, precisamente, è stato fissato pari ad un posto ogni 138 studenti; attraverso l'istituto della deroga è però possibile richiedere in presenza di situazioni di particolare gravità un prolungamento della presenza del docente di sostegno.
    In effetti, soprattutto negli ultimi tre anni moltissime sono state le deroghe sollecitate e concesse, sicché nell'anno scolastico in corso, 2002/03, il rapporto tra alunni in totale e posti di sostegno è passato dal teorico 1 ogni 138 ragazzi ad 1 ogni 102,11.
    L'intento è dunque quello di garantire al disabile non già assistenza generica, bensì quella specifica allo sviluppo del suo particolare percorso di studi.
    Il lavoro consente, inoltre, di indagare le eventuali variazioni che il fenomeno in oggetto subisce in ambiti territoriali differenti del Paese".


    La logica verso cui si sta orientando il Ministero è quella di un'integrazione dell'integrazione; questo il testo del Direttore Scolastico Regionale dell'Emilia Romagna, L. Stellacci, al Convegno di Bari, in apertura dell'Anno Europeo delle persone disabili:

    "Un ultimo grande tema su cui mi voglio soffermare è l'integrazione territoriale di tutti i servizi alla persona. Abbiamo una legge importante, che cambia lo scenario e la filosofia dei servizi sociali, la Legge 328 del 2000, che parte dal "progetto di vita" di ogni persona, obbliga ad integrare i servizi nei "Piani di zona", dà spazio e diritti agli utenti e ai cittadini. Abbiamo le scuole autonome costituzionalmente garantite, e i nuovi spazi di flessibilità e responsabilità.
    Abbiamo il D.Lvo 112 che sui temi della disabilità affida nuove responsabilità ai comuni e alle province.
    C'è un diffuso sentire sulla necessità di dare maggiore ruolo alle famiglie, al mondo associativo, al sistema sociale più ampio, al sistema dell'economia e delle imprese. Tutto ci chiede una sola cosa: integrare meglio l'integrazione."


    Per capire, bisogna uscire fuori dal politichese e chiamare le cose per nome e cognome: ci sarà una progressiva riduzione degli insegnanti di sostegno, pagati dallo Stato, e un aumento degli interventi degli educatori, pagati dagli enti locali. E' significativo che, nell'ambito degli organici, la Direzione regionale non abbia ancora affrontato il problema dell'organico del sostegno e la questione delle deroghe.
    L'art. 35 della Finanziaria e la bozza di decreto
    Tutta la materia che riguarda i casi di gravità, quelli che consentono le deroghe, è, del resto correlata, alla bozza di decreto attuativo, del comma 7, dell'art.35 della Finanziaria; in quel comma della legge di bilancio si annunciava un provvedimento teso a ridefinire le modalità di certificazione, soprattutto per quel che concerne i casi di gravità e le relative deroghe.
    Il MIUR l'11 marzo ha presentato all'Osservatorio Permanente una bozza che qualifica l'offerta formativa per i disabili sostituendo, nelle commissioni mediche, al neuropsichiatria il medico di base e allo psicologo, il terapista. E' come dire che il malato di cuore viene mandato, per una visita specialistica, dal medico di base e non dal cardiologo. La demedicalizzazione dell'handicap non può passare attraverso provvedimenti che hanno un'unica logica: quella del risparmio.
    Finora non ci sono state prese di posizioni forti da parte delle Associazioni dei disabili, ma la bozza è ancora tale e speriamo che non si tramuti in decreto applicativo.
    Ma al di là della revisione delle certificazioni l'orientamento è chiaro, diminuire tutte le deroghe, anche perché queste sono autorizzate dal Direttore regionale, ed agire in una logica di coinvolgimento degli enti locali, nell'ambito dell'attuazione della 328.
    Il 2003 è l'Anno Europeo delle persone disabili, al di là dei convegni, delle celebrazioni di rito, credo che le Associazioni si batteranno affinché, nell'integrazione scolastica delle persone disabili, non ci siano arretramenti.
    Gli alunni disabili in regione, sono secondo i dati del MIUR, sono 8830; 8766, secondo i dati della Direzione scolastica regionale, pari al 2,1% della popolazione scolastica. A Bologna e provincia gli alunni certificati sono 1862, la maggior presenza si ha alle elementari con 763 alunni, 599 alle medie, 375 nella secondaria di II grado, 125 i bambini disabili scuola dell'infanzia.
    I posti di sostegno a Bologna sono 634 con un rapporto tra alunni certificati e docenti di 2,9, il rapporto più alto della regione; a Parma e a Rimini si ha la condizione più favorevole con 1,9. La situazione a Bologna è paradossale, con la più alta percentuale di disabili si hanno meno insegnanti.
    Il numero dei disabili in Italia è aumentato in Italia del 40%, passando dall'1,4 al 2,1 della popolazione scolastica. Le ragioni di questo aumento sono molteplici, ma il fattore che senz'altro ha inciso di più è il recepimento pieno da parte dei genitori del diritto degli alunni disabili all'istruzione fino al diciottesimo anno. In tre anni c'è stato un aumento del 50% delle iscrizioni nella secondaria superiore. Se questo è senz'altro un dato positivo, ci sono luci ed ombre che vanno analizzate perché si possa parlare di effettiva integrazione.
    Innanzitutto la questione che riguarda la qualità dell'integrazione, troppi insegnanti di sostegno sono privi di specializzazione, troppi insegnanti di sostegno sono precari; tutto ciò fa mancare quella continuità didattica che è una delle basi fondanti di un corretto processo d'inserimento; dei 3881 insegnanti di sostegno ben 1446, il 37%, sono assunti con contratto annuale.
    Per quel che riguarda l'istruzione superiore, il 75% dei disabili frequenta gli istituti professionale. A Bologna, poi, la Provincia da anni sta finanziando progetti con la FP per gli alunni disabili; il rischio reale per l'Associazione TUTTINSIEME è che si vada ad una nuova ghettizzazione dei disabili.
    La legge delega Moratti, con i due canali quello dei licei e dell'istruzione e formazione professionale aggraverà ancor di più la situazione, perché sarà più netta e irrevocabile la scelta, peraltro precoce, tra una scuola di serie B, quella professionale appunto, e la scuola riservata alla futura classe dirigente, il liceo. Molti genitori, compreso questo orientamento svalutante per i percorsi di studi professionalizzanti, si sono indirizzati verso l'iscrizione dei propri figli ai licei; del resto, la legge 53 del 2003, al di là dei decreti attuativi, ha già escluso, per il settore dell'istruzione e della formazione professionale l'accesso diretto all'università, accorciando il percorso formativo a quattro anni. Coloro che vorranno continuare gli studi dovranno sostenere un esame di ammissione al quarto anno, per accedere poi alla frequenza di un ulteriore percorso annuale che terminerà con l'esame di stato.
    L'orologio della storia in Italia torna indietro di cinquant'anni.
    Gli istituti professionali hanno svolto un ruolo primario per l'accesso alla cultura di quegli strati sociali che la riforma Gentile aveva condannato ad un percorso di mero addestramento al lavoro. Molti ragazzi, approdati all'istruzione professionale per una scelta spesso obbligata, una volta acquisita una maggiore consapevolezza e superata una preparazione frammentaria e poco critica, decidevano spesso con successo, di cimentarsi con una sfida con se stessi e con la società. Oggi per costoro la strada sarà sempre più in salita.
    Chi insegna, come me negli istituti professionali, sa che è non vi è alcuna possibilità di transitare verso i licei; le passerelle sono a senso unico, dai licei, in caso di difficoltà, si passa ai tecnici e da questi agli istituti professionali.
    Il Direttivo dell'Associazione TUTTINSIEME ha espresso un giudizio negativo sulla controriforma Moratti, anche per quel che riguarda l'anticipo nell'accesso alla scuola dell'infanzia e alla scuola elementare; per i bambini tutti ma in particolare per i disabili, pochi mesi di crescita possono essere importantissimi.
    La riapertura delle iscrizione alla scuola dell'infanzia e alla scuola primaria
    E' di ieri la circolare che riapre le iscrizione alla scuola dell'infanzia e alla scuola primaria. Questo inevitabilmente avrà una conseguenza negativa, la saturazione a venticinque alunni in tutte le classi prime; si ipoteca così la possibilità dell'individualizzazione dei percorsi formativi, soprattutto per gli alunni disabili. Le cattedre concesse per l'attuazione dell'anticipo sono assolutamente insufficienti a garantire a tutti l'accesso all'anticipo, e il rischio, quindi, di soddisfare la domanda, generalizzando le classi a venticinque alunni, è reale.
    La legge regionale dell'assessore Bastico
    In Emilia Romagna si sta cercando, pur rimanendo nell'ambito della legislazione nazionale, di creare un modello di scuola inclusivo che dia a tutti l'opportunità di raggiungere il successo formativo. Un giudizio positivo è stato espresso dal Direttivo di TUTTINSIEME sul Pdlr, approvato dalla Giunta regionale il 21 marzo, e che reca il titolo:
    "NORME PER L'UGUAGLIANZA DELLE OPPORTUNITA' DI ACCESSO AL SAPERE, PER OGNUNO E PER TUTTO L'ARCO DELLA VITA, ATTRAVERSO IL RAFFORZAMENTO DELL'ISTRUZIONE E DELLA FORMAZIONE PROFESSIONALE, ANCHE IN INTEGRAZIONE FRA LORO"
    Il giudizio positivo scaturisce dalla condivisione dell'impianto dell'art.27 che istituisce il biennio integrato; con l'integrazione dell'istruzione e della formazione si sana, da un lato, la dicotomia creata dalla legge Moratti tra il sistema dei licei e quello dell'istruzione e della formazione professionale, e dall'altro si pongono le basi per l'accesso dei disabili a quelle scuole troppo teoriche, da cui finora sono stati esclusi.
    Una didattica improntata non solo all'acquisizione del sapere teorico, ma anche al saper fare, non può che valorizzare le specificità degli alunni disabili. Il biennio integrato, di fatto, posticipa la scelta; solo al termine del biennio gli studenti decideranno se proseguire gli studi nell'istruzione o indirizzarsi verso la FP.

    Fiammetta Colapaoli
    Coordinatrice del gruppo di lavoro sull'integrazione scolastica
    dell'Associazione TUTTINSIEME

    www.tuttinsieme.org

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