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    31 gennaio 2003: Riorganizzazione scolastica... problemi di metodo.



    Il Comune di Casalecchio di Reno, sulla base della delibera regionale che dava la possibilità alle amministrazioni comunali di procedere alla riorganizzazione in Istituti Comprensivi delle scuole di base del proprio territorio, ha costituito due nuovi Istituti Comprensivi riorganizzando i precedenti due circoli e polo di scuole medie. (vedere ipotesi -B-)
    L'operazione, motivata per favorire la continuità didattica, ha comportato la perdita di una direzione didattica e il passaggio di diversi plessi da una istituzione didattica all'altra. Operazione non gradita, nel metodo e nella sostanza, da una parte del mondo della scuola. Si è quindi scatenato un acceso dibattito che ha coinvolto genitori, insegnanti, sindacati, forze politiche. Pubblichiamo l'intervento del comitato genitori di una delle scuole maggiormente coinvolte, intervento svolto in apertura dell'assemblea pubblica convocata dall'amministrazione comunale lo scorso 28 gennaio.
    Chi volesse avere un quadro più completo della vicenda può consultare la sezione
    P&P a Casalecchio


    Dove è possibile trovare anche il comunicato del comitato Pongo & Peggy, sulla riorganizzazione scolastica a Casalecchio.
    P.S. con questo intervento inauguriamo una nuova sezione dedicata a Casalecchio di Reno, città dove Pongo e Peggy è nata e da cui sono partite tante iniziative di sensibilizzazione riguardo ai problemi della scuola.
    La sezione è ovviamente a disposizione di chiunque, a cominciare dall'amministrazione comunale, voglia pubblicare interventi o documenti sulla scuola.

    Al Sindaco Luigi Castagna, all'Assessore alle Politiche Scolastiche Donatella Pappalardo

    Prima di tutto un chiarimento, perché pensiamo che durante il recente incontro non abbiate capito chi sono i vostri interlocutori.

    Non siamo un gruppuscolo di sprovveduti, ansiosi e condizionati da impressioni soggettive, particolari e momentanee, dal timore dei disagi dei propri figli o dai problemi della singola scuola che frequentano.

    Siamo un comitato rappresentativo delle reali esigenze, oggettive, di buona parte dei genitori, e forse non solo dei genitori, del I Circolo.
    La nostra non è una protesta viscerale ed estemporanea e non pretendiamo di avere la verità in tasca.
    Ci siamo limitati a criticare, con argomentazioni credibili, la scelta adottata dalla giunta, perché la riteniamo inadatta a soddisfare la domanda di formazione del territorio, qualcosa che ha a che fare con l'interesse generale, che in questo momento intendiamo interpretare.
    Per essere ancor più espliciti: siamo genitori con una coscienza civica, attenti alla qualità della scuola pubblica, sensibili ai problemi dell'intera comunità, che dedicano tempo ed energie non solo per i propri pargoletti, ma per i figli di tutti.

    Sappiamo anche di non essere soli.
    Il dirigente scolastico, il personale amministrativo e buona parte degli insegnanti delle scuole Ciari e Carducci condividono la nostra posizione.
    Il Consiglio del II Circolo ha esposto alcune perplessità, ha evidenziato aspetti positivi e negativi, ma sostanzialmente si è astenuto dall'esprimere una scelta, quindi non ha dato comunque parere favorevole alla proposta B della giunta.
    Il Consiglio del I Circolo ha invece, in modo inequivocabile, indicato come migliore la proposta D.

    Noi genitori siamo contrari, non all'istituto comprensivo, del quale conosciamo e apprezziamo le potenzialità formative, ma a quel tipo di aggregazione. Perché?

    Perché mancano i presupposti e le caratteristiche indispensabili che consentirebbero a quella specifica riorganizzazione di avere un senso.
    Se è vero che l'istituto comprensivo è un essenziale strumento di organizzazione del processo di Autonomia della scuola, allora è altrettanto vero che deve essere fondato innanzitutto su scelte dal basso, condivise, dopo un'ampia consultazione.
    Deve essere fondato sulla partecipazione, sulla disponibilità ad assumere maggiori impegni e responsabilità da parte di chi a scuola deve vivere e lavorare bene tutti i giorni, insegnanti, dirigenti, personale ausiliario, tecnico e amministrativo.
    Deve essere fondato sull'equilibrio, sull'omogeneità con il territorio, che non significa solo percorsi agevoli per raggiungere l'istituto, ma anche costruzione graduale di una precisa identità, di un riconoscibile punto di riferimento, di una risorsa essenziale della e per la comunità locale.

    L'istituto comprensivo non solo deve essere caratterizzato dalla continuità didattica, dalla coerenza formativa e dalla qualità dell'istruzione pubblica, ma dovrebbe diventare anche un potenziale centro di promozione culturale, come il teatro e la biblioteca, non autarchico e autoreferenziale, ma integrato e collegato con altre istituzioni.

    Ed è utile sottolineare che l'istituto comprensivo, se dotato di effettiva autonomia nelle scelte, rappresenta una delle migliori alternative al centralismo, alla gerarchia, al potere dei burocrati, che sembrano purtroppo riemergere, soprattutto presso il Ministero, e pretenderebbero ancora scuole obbedienti, passive, dipendenti e semplici esecutrici.

    L'istituto comprensivo è un'opportunità molto importante, può essere un ottimo strumento, ma solo se finalizzato al miglioramento dell'offerta formativa e dell'efficienza della scuola pubblica.

    Vale la pena allora ribadire ancora una volta quanto indicato chiaramente dalla fonte normativa, che deve essere il minimo comune denominatore per tutti i soggetti istituzionali, la Delibera n. 1348/2002 della Giunta Regionale Emilia - Romagna, in particolare, citiamo dal testo, quando parla di: dimensionamento ottimale delle istituzioni scolastiche statali con la finalità di garantire l'efficace esercizio dell'autonomia amministrativa, organizzativa, didattica … nonché di dare stabilità nel tempo alle stesse istituzioni e di offrire alle comunità locali una pluralità di scelte, articolate sul territorio, tali da agevolare l'esercizio del diritto all'istruzione...

    La verticalizzazione quindi non è un obiettivo in sé, né un obbligo urgente, tantomeno può essere una gabbia imposta dall'alto, una forzatura ottenuta al ritmo di scadenze capestro, che non sono mai motivazioni significative, perché completamente avulse rispetto alle reali necessità del mondo della scuola.
    Noi, in una gabbia del genere, è evidente, non vogliamo entrare.

    Oltretutto, si prospetta una situazione paradossale: chi vive e lavora nella scuola, in futuro dovrà affrontare quotidianamente gli effetti deleteri e i disagi causati da un frettoloso e incauto provvedimento amministrativo: al contrario, chi ha adottato quel provvedimento non dovrà gestirne le conseguenze negative tutti i giorni.

    E' banale replicare alle nostre argomentazioni sostenendo che si tratta di chiusure di fronte al cosiddetto nuovo. Ricordiamoci che, proprio grazie al nuovo, oggi chi perde il lavoro non viene più chiamato licenziato, ma esuberante.
    Esiste il nuovo che va verso il progresso e il nuovo che peggiora le nostre vite e ci fa arretrare.
    Noi riteniamo che la mancanza di informazioni preventive e di coinvolgimento, la riduzione degli spazi e dei servizi a fronte di un sensibile aumento demografico, lo squilibrio tra gli istituti, la probabile demotivazione dei docenti, l'eventuale discontinuità didattica del prossimo anno, dovuta ai trasferimenti e a una riformulazione degli organici, siano un palese regresso.

    E non dovremmo dimenticare che la scuola pubblica, a livello nazionale, sta vivendo una fase di transizione estremamente delicata, dovuta alle incertezze e alle contraddizioni della Riforma Moratti, che non sembra affatto compatibile con la filosofia degli istituti comprensivi.

    Come genitori, insegnanti, ma soprattutto cittadini, siamo già impegnati a contrastare le due recenti finanziarie e i tagli del governo, che stanno causando un rilevante depauperamento dei servizi essenziali: vi chiediamo di non aprire un secondo fronte e di non contribuire ad aggravare i disagi della scuola pubblica, fin troppo pesanti.

    Possiamo uscirne? Si può trovare una soluzione?

    Vi diamo atto di aver riconosciuto errori di metodo, nella fase della consultazione.
    Ora vi proponiamo di fare un passo indietro, o uno in avanti, rispetto al merito. Come?

    Beh, visto che siamo tutti interessati ai percorsi culturali, potremmo metterla in musica: come dice quella canzone? Ricominciamo... scusi Assessore la citazione: quello era un altro Pappalardo.
    Oppure potremmo provare con la matematica e il cinema, che noi amiamo particolarmente: Non uno di meno... Assessore, lei dovrebbe ricordarsi...
    Ricomincio da tre, come diceva Massimo Troisi? Ma noi non vogliamo ricominciare da tre, perché sono proprio quei tre che non ci piacciono.

    Allora suggeriamo due alternative: o ricominciamo da uno oppure da quattro; o da quell'istituto che è già venuto bene oppure da quelli, S.Biagio compreso, che potrebbero venir bene.
    Noi chiediamo che il provvedimento venga sospeso o rinviato.


    E' possibile? E non sarebbe opportuno in questo caso, con tempi e scadenze adeguati, coinvolgere attivamente tutti i cittadini e le istituzioni preposte, per adottare decisioni condivise?

    Non esiste un appiglio giuridico istituzionale che lo permetta? Siamo davvero in una situazione irreversibile? E' probabile che Chirac e Schroeder riescano a inceppare la macchina infernale, già avviata, di una guerra internazionale: possibile che la giunta comunale di Casalecchio di Reno non sia in grado di risparmiarci un microconflitto e disinnescare una bomba camuffata da delibera?
    O vogliamo proprio continuare così, a farci del male?

    Vi chiediamo una risposta chiara e siamo disposti a discutere solo se ci sarà una revoca del provvedimento o una proposta alternativa, realmente corrispondente alle esigenze del territorio, come indica la Delibera della Giunta Regionale.

    Riteniamo di avere delle buone ragioni, ma non siamo fanatici e sappiamo benissimo che errori ne possono commettere tutti.
    Se accade ogni giorno a noi come singoli individui, può capitare anche a organi istituzionali.
    E ammettere un errore è un sintomo di forza, non di debolezza.
    Ma se sbagliare è umano, perseverare sarebbe diabolico.

    E allora vi chiediamo: sarebbe così complicato tornare sui vostri passi?

    Non volete? Non potete? Cosa lo impedirebbe?

    Immaginiamo che ci siano ostacoli burocratici e amministrativi, ma pensiamo anche che si possano superare, perché burocrazia e amministrazione dovrebbero essere strumenti al servizio dei cittadini e non il contrario, soprattutto quando una comunità è compatta, motivata e decisa a perseguire l'interesse generale.

    Da parte nostra, tenteremo tutte le strade e siamo disposti, fin da ora, a promuovere ulteriori incontri anche con l'Assessore Bastico e con il Presidente Errani, qui a Casalecchio o direttamente presso la sede della Regione.


    Il Comitato dei Genitori del Primo Circolo di Casalecchio di Reno
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