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    29 novembre 2002: ESCLUSIVO - Le idee dei genitori sulla scuola.



    In seguito alla presentazione del nuovo progetto di legge regionale in materia di istruzione, formazione e transizione al lavoro, la Regione Emilia-Romagna ha avviato un'ampia consultazione al fine di raccogliere idee e suggerimenti da parte di tutto il mondo della scuola.
    All'audizione di Bologna del 27 novembre scorso dove, oltre all'assessore Bastico, era presente anche l'assessore provinciale alla scuola e formazione Beatrice Draghetti, i genitori della rete GASP hanno deciso di effettuare un intervento congiunto per bocca del portavoce delle rete, Andrea Graffi. Riportiamo il testo integrale dell'intervento.

    Prima ancora di entrare nel merito del progetto di legge regionale, penso sia doveroso esprimere un apprezzamento per la Regione riguardo al metodo seguito.
    In un paese dove si convocano degli Stati Generali virtuali per parlare di scuola, dare concretamente la parola a chi la scuola la vive ogni giorno è un segno di civiltà, oltre che di accortezza politica, che non possiamo non apprezzare.

    La rete dei Genitori Attivi per la Scuola Pubblica che qui rappresento, riunisce senza alcun vincolo e offrendo molte opportunità di dialogo e accrescimento reciproco, rappresentanti dei genitori eletti nei c.d.i, nei c.d.c., nelle associazioni e nei comitati genitori delle scuole di Bologna e Provincia. Siamo "figli" della mobilitazione della scorsa primavera contro i tagli; contiamo rappresentanti in circa il 70 % delle scuole della provincia, pari a circa 40000 alunni.
    Abbiamo un solo scopo: la realizzazione di una SCUOLA PUBBLICA (sottolineo pubblica), di QUALITA', LAICA E PLURALISTA PER TUTTI.
    Non capita spesso che i genitori si esprimano; il fatto che tanti genitori, oggi, abbiano deciso di esprimersi con voce unitaria è un elemento importante che dovrebbe far riflettere chi, sino ad ora, ha considerato l'utenza della scuola una controparte solo virtuale.

    Come genitori condividiamo gli obiettivi che si pone la Regione con questo p.d.l.
    Il sapere come investimento prioritario, elevare progressivamente il numero di ragazzi che possieda un diploma di scuola media superiore o una qualifica professionale, la valorizzazione della cultura e dell'istruzione tecnico-professionale, il diritto allo studio e all'apprendimento per tutta la vita, la garanzia di pari opportunità nell'accesso a tutti i gradi dell'istruzione, la particolare attenzione rivolta a disabili, alle famiglie disagiate, agli stranieri immigrati. Sono obiettivi prioritari che condividiamo pienamente.
    Vorremmo tuttavia aggiungerne un altro, a noi molto caro, per nulla scontato in questi tempi.
    La piena valorizzazione della scuola PUBBLICA (statale, regionale, comunale), con tutto quello che comporta, dalle strutture, alla vivibilità delle scuole, alla qualità dell'insegnamento. Senza una Scuola Pubblica di qualità non è pensabile perseguire gli obiettivi precedenti.
    Il termine Pubblico, nel documento che abbiamo analizzato, non compare neanche una volta.
    In una dichiarazione di intenti... la semantica ha la sua importanza.

    Con questo pdl la Regione ha deciso di utilizzare ogni prerogativa che le deriva dall'applicazione del nuovo titolo V della Costituzione, "all'interno e nel pieno recepimento dell'ordinamento nazionale dell'Istruzione". Come abitanti della Regione Emilia-Romagna riteniamo doveroso un impegno forte della Regione, anche dal punto di vista legislativo per contrastare la logica disgregatrice di questo governo.
    Prima che genitori e abitanti di questa regione, siamo però cittadini della Repubblica Italiana e vorremmo che questi obiettivi che la Regione si pone, fossero perseguiti e realizzati per tutti i cittadini italiani.
    Abbiamo già assistito ad una lotta fratricida tra le Istituzioni Scolastiche per accaparrarsi le poche risorse disponibili, non vorremmo assistere ad una rincorsa delle Regioni per realizzare un'istruzione su misura, calata sulle finalità politiche del governatore di turno. A farne le spese, come sempre, sarebbe l'utenza. E' un rischio concreto, basti vedere le recenti polemiche sulla devolution e il fiorire di protocolli di sperimentazione tra Stato e Regioni che finiscono per rendere operativa su buona parte del territorio nazionale una legge di riordino della scuola che ancora non c'è, mentre una legge già ci sarebbe e nessuno la applica.
    Per questo riteniamo fondamentale che la Regione usi preliminarmente ogni prerogativa che le è propria, dai p.d.l. di iniziativa regionale, alla conferenza Stato-Regioni, sino anche al ricorso alla Corte Costituzionale affinché la legislazione unitaria nazionale assicuri garanzie e livelli essenziali di prestazioni per tutti. Ovvero quanto è esplicitamente previsto, ma non ancora definito, dai commi m ed n del nuovo art. 117 della Costituzione, prima garanzia, insieme ai principi fondamentali degli articoli 3 e 33 della Costituzione, di una Scuola di Qualità per tutti i cittadini della Repubblica.

    AUTONOMIA E RISORSE
    L'autonomia è forse la maggiore innovazione in ambito scolastico degli ultimi anni.
    In molti casi, tuttavia, diventa un'attribuzione priva di valore concreto per la cronica mancanza di risorse umane e finanziarie a sostegno dell'offerta formativa delle Istituzioni Scolastiche.
    Senza risorse, anche la restituzione, da parte della regione alle scuole, del 15 % del curricolo rischia di rimanere un'opportunità poco sfruttata.
    La Regione propone di istituire un fondo regionale per il sistema formativo integrato, attribuito in relazione alla popolazione scolastica dai tre anni in su; fondo gestito dalla Direzione Scolastica Regionale e dalla Regione stessa. Per quanto migliorativo rispetto al sistema attuale, manca ancora il ruolo delle autonomie scolastiche e degli organi che le rappresentano nè figurano i criteri di distribuzione di tale fondo. Criteri che dovrebbero tener conto non solo di variabili quantitative, come la popolazione scolastica, ma anche di parametri qualitativi finalizzati a incentivare un'offerta formativa di qualità.
    Integrazione, dispersione, laboratori, continuità, uso delle nuove tecnologie, progetti innovativi e ad alto valore educativo, figurano giustamente nel pdl tra le esperienze da sostenere nella valorizzazione delle autonomie scolastiche. Occorre però legarli con criteri chiari e condivisi alla leva finanziaria, fissare standard di qualità, monitorare progetti e risultati, favorire la circolazione delle esperienze e sostenere chi ha maggiori difficoltà a realizzarle.
    In questo senso viene giustamente evidenziato il ruolo prioritario che devono assumere le istituzioni scolastiche in rete o in consorzio. L'opportunità di costituire reti di scuole è ancora poco utilizzata, scontando probabilmente anche remore di tipo psicologico, già emerse al momento della costituzione dei primi Istituti Comprensivi. In realtà le reti di scuole offrono enormi possibilità riguardo alla razionalizzazione dei processi organizzativi e alla condivisione di risorse (specie quando queste scarseggiano come di questi tempi), senza intaccare alcuna prerogativa dell'autonomia. Per favorirne la diffusione sarebbe estremamente utile una capillare campagna informativa da parte della Regione, in collaborazione con Comuni e Province, finalizzata ad illustrarne le prerogative, possibilmente facendo ricorso ad esperienze già realizzate.

    DALL'INFANZIA ALL'ADOLESCENZA
    "Generalizzazione della scuola dell'infanzia per tutti i bambini in età da 3 a 6 anni".
    In questa frase c'è molto, ma altrettanto manca. C'è GENERALIZZAZIONE (sinonimo di estensione) anche se sarebbe preferibile parlare di DIRITTO, oggi del tutto virtuale.
    C'è il termine SCUOLA, che si contrappone idealmente all'idea di SERVIZIO (dove le esigenze della famiglia prendono il posto dei bisogni del bambino), che a partire dal nido per arrivare alla materna sta emergendo dagli atti dell'attuale maggioranza di governo.
    Proprio per rimarcare che la Scuola dell'Infanzia non è badantato bensì è caratterizzata da tempi ben definiti finalizzati alla didattica vorremmo che fosse esplicitato, con maggiore chiarezza, il sostegno anche finanziario della Regione a mantenere un tempo scuola lungo; le sezioni a part-time hanno poco a che vedere con la nostra idea di Scuola dell'Infanzia.

    Vorremmo inoltre aggiungere "generalizzazione della scuola dell'infanzia PUBBLICA", quantomeno in via prioritaria. Non vogliamo con questo disconoscere le disposizioni della legge n° 62 sulla parità scolastica. Occorre però sottolineare, con un minimo di onestà intellettuale che l'accertamento dei requisiti e i meccanismi di valutazione dei processi e degli esiti che quella legge prescriveva, sono oggi talmente vaghi se non inesistenti, da offrire di fatto alle scuole private parificate, parità di diritti ma non certo di doveri.
    Per questo riteniamo che non sarebbe assolutamente uno scandalo se la Regione investisse le proprie risorse SOLO nei confronti di quelle istituzioni scolastiche che i requisiti di Qualità ed Equità non si limitano ad autocertificarli ma li applicano quotidianamente. Se le verifiche non le fa lo Stato, le faccia la Regione prima di spendere i suo fondi, con un occhio di riguardo a garantire a tutti la possibilità di accesso a scuole gratuite (il che, per TUTTE le famiglie, non solo per quelle disagiate, non è certo secondario).
    Questo è quello che ci aspettiamo da una Regione conosciuta in tutto il mondo per le esperienze scolastiche innovative riguardanti l'infanzia.

    Siamo contrari agli anticipi, in quanto creano situazioni disomogenee difficilmente gestibili.
    Per quello che riguarda la Scuola dell'Obbligo, riteniamo che il tempo lungo alle elementari e alle medie sia una conquista che vada difesa e possibilmente estesa in quanto concilia il rispetto dei tempi dei bambini con le esigenze di lavoro delle famiglie.

    Pensiamo a una scuola intesa come centro di cultura e come luogo di espressione e di crescita culturale di tutta la comunità; un luogo sempre aperto dove le attività proseguono anche oltre l'orario scolastico. L'articolazione su un tempo lungo richiede però strutture e servizi adeguati, quali spazi finalizzati, refezione, trasporto scolastico, offerte di pre e post scuola, non sempre presenti o adeguate, che meriterebbero di figurare tra le voci che la Regione si impegna a sostenere e diffondere.
    Crediamo infine che la continuità didattica, favorita dall'istituzione dei Comprensivi ma non certo garantita solo da questi, vada favorita con ogni mezzo in quanto propedeutica ad un ritmo educativo meno discontinuo.

    DALL'ADOLESCENZA AL LAVORO.
    Rifiutiamo categoricamente l'idea di divisione secca tra istruzione e formazione che sottintende una scuola di serie A e una di serie B. Per quel che riguarda l'obbligo d'istruzione, i 16 anni previsti a regime dalla legge 20 gennaio 1999 ci sembra il minimo compatibile con le esigenze di un paese avanzato come l'Italia. Riportarlo surrettiziamente a 14 anni, come propone il Governo, risponde solo ad esigenze di risparmio. Pensiamo che un sistema scolastico degno di questo nome debba formare dei Cittadini consapevoli, non solo dei consumatori e lavoratori.
    Siamo inoltre fortemente contrari, ma sarebbe meglio dire sconcertati, all'idea che un ragazzo debba decidere il suo futuro a 12 anni e mezzo.
    Ciò premesso, il ripristino dell'obbligo scolastico a 15 anni, previsto del p.d.l. regionale, a prescindere dalle modificazioni introdotte dal progetto Moratti, è un obiettivo ambizioso che sosteniamo in pieno.

    Offerta integrata d'istruzione e formazione, strumenti orientativi, opportunità aggiuntive, coesistenza dei saperi di base e trasversali con esperienze più professionalizzanti, possibilità di rivedere le proprie scelte.
    Se fosse una ricetta potremmo dire che gli ingredienti ci sono tutti; in realtà come ogni buona ricetta sarà la capacità del cuoco nella miscelazione degli stessi a fare la differenza.
    Le proposte operative della Regione, infatti, vanno a interagire (non necessariamente a confliggere) con l'ordinamento nazionale, con l'autonomia scolastica degli istituti, con le risorse del territorio. Sino a che non sarà chiaro come questi "mondi" si relazioneranno tra loro, ogni giudizio di merito appare quantomeno prematuro.

    FORMAZIONE DEGLI INSEGNANTI
    Questo tema è per noi basilare. Le leggi e i programmi sono fondamentali, ma la differenza ora e sempre la faranno i docenti. Docenti che oggi sono in gran parte demotivati e disorientati. Una categoria su cui, quando va bene, si investe poco e in modo non efficace; quando va male si considera esclusivamente come un costo. Per fare una Scuola PUBBLICA di QUALITA' occorrono insegnanti di qualità, preparati, motivati, propositivi.
    Non pensiamo che gli insegnanti siano tutti uguali. Questa concezione standardizzata non ci appartiene; è un tabu' che penalizza in primo luogo gli insegnanti e che andrebbe rimosso. Analogamente alle altre categorie di lavoratori ci sono docenti più capaci ed altri meno portati. Nella scuola però la capacità di insegnamento, non solo la conoscenza disciplinare, incidono direttamente sul successo dell'azione formativa. Occorre che ai docenti, a tutti i docenti, sia garantita una giusta retribuzione e un ottimo livello di formazione ed aggiornamento che tenga conto non solo degli ambiti disciplinari ma anche e soprattutto di quelle conoscenze psicologiche, pedagogiche, didattiche che oggi più che mai risultano necessarie per prevenire e combattere, sin dalla scuola, le problematiche emergenti: aggressività, bullismo, integrazione tra diversi, abbandono precoce, disagio, handicap, apatia e scarsa motivazione allo studio. In questo campo il ruolo attivo della Regione è fondamentale.

    Occorre però che la scuola, nell'accezione più ampia del termine, si doti anche di parametri oggettivi per valutare la qualità della propria offerta. Attraverso processi equi e condivisi, in primo luogo dagli stessi docenti, occorre incentivare chi ha dimostrato maggiori motivazioni e capacità, rimuovendo privilegi che a volte appaiono eccessivi.
    Questo ruolo non può essere affidato ai genitori. La proposta in tal senso contenuta nel disegno di legge di riordino degli organi collegiali è un insulto al buon senso.

    COSA CI ASPETTIAMO DALLA REGIONE
    Vorremmo chiudere questo intervento con una proposta forte, onerosa ma proprio per questo qualificante.
    La politica dei tagli alle risorse finanziarie, alle strutture, al personale sta eliminando sempre più tutto quanto è ritenuto "superfluo", nella logica perversa secondo la quale lo Stato deve offrire il minimo indispensabile. Persino il sostegno all'handicap e al disagio sono divenuti vergognosamente un terreno di risparmi, per lo Stato ma qualche volta anche per gli Enti locali.
    Visto che il "minimo" comunemente accettato è quanto meno l'accoglimento dell'iscrizione dalla materna alle superiori, per soddisfare l'incremento della domanda a parità di risorse, abbiamo assistito in questi anni ad un "rigonfiamento" delle classi, spacciato per un processo di razionalizzazione.

    Vogliamo avere il coraggio di affermare con forza che non è possibile fare una scuola di qualità con 28 e più bambini per classe?

    Che i diversi tempi di crescita e di apprendimento, la presenza sempre maggiore di bambini stranieri, le necessità legate all'handicap e al disagio non possono essere affrontate in modo adeguato se gli insegnanti calano e i bambini per classe crescono?

    Che una scuola non è fatta solo di aule, ma anche di laboratori, di giardini, di biblioteche, di palestre, di spazi di socializzazione che oggi vengono sacrificati per ritardare il più possibile la costruzione di nuovi edifici?

    Sappiamo che la maggior parte degli enti locali condividono con noi questa posizione, pur lottando ogni giorno con la riduzione dei trasferimenti statali; comprendiamo le Vostre difficoltà e apprezziamo il Vostro impegno. Chiediamo però atti concreti a sostegno di queste richieste...
    Attraverso un progetto di legge di iniziativa regionale, proponiamo che:
  • Nell'arco di tre anni, il numero massimo di bambini per classe e sezione di ogni scuola, dalla materna alle superiori, venga ridotto almeno del 10% rispetto ai limiti attuali.
  • L'attribuzione dell'organico funzionale, in presenza di elementi qualificati che lo richiedano, sia certo e non assorbibile per far fronte a nuove classi.
  • Che sia stabilito un giusto rapporto, diverso per i vari ordini scolastici ma uguale per le scuole al loro interno, tra il numero di classi/sezioni e la quantità di spazi destinati a laboratori, strutture per attività sportive, biblioteche, dove possibile aree verdi e quant'altro sia funzionale ad elevare il livello di qualità delle strutture scolastiche.
    Che tale rapporto sia vincolante per gli edifici di nuova costruzione e che tutte le strutture scolastiche vi si adeguino nell'arco di 10 anni.

  • Non è demagogia. Sono obiettivi onerosi, è vero. Ma sono prima di tutto obiettivi di civiltà e in quanto tali prioritari. Se la Regione deciderà di sostenerli, i genitori saranno al suo fianco.
    Così come per ogni altra iniziativa finalizzata a realizzare una scuola pubblica di qualità per tutti.

    Andrea Graffi - portavoce rete GASP Bologna
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